Le dipendenze nell’anziano (nella terza età): the dark side of addiction

Manuel Glauco Carbone, Icro Maremmani

In questa seconda parte, per completare la disamina dell’uso di sostanze nell’anziano, è stato approfondito l’uso scorretto di alcol, benzodiazepine e cibo con un rapido sguardo alla dipendenza affettiva per la facilità con cui può manifestarsi nelle persone sole e avanti negli anni. L’uso di cannabinoidi nell’anziano apre, invece, prospettive diverse nel comprendere come per tutta la durata della vita, la sostanza possa dare un effimero sollievo alla solitudine e alla ridotta capacità edonica di un individuo. Che l’alcol possa accompagnare l’ultima fase della vita è una nozione certo non nuova, ma al contrario di quando questo avveniva nei luoghi di ritrovo tipici della vecchiaia (bar e circoli per pensionati), ancora come forma di socializzazione, il rischio attuale è che le mutate e migliorate condizioni economiche possano permettere il reperimento e l’uso casalingo della sostanza con una ancora maggiore riduzione della capacità associativa. In più, e anche per quanto appena detto, i problemi con l’alcol negli anziani possono essere maggiormente misconosciuti e quando riconosciuti possono essere generalmente sotto-trattati, perché negli anziani si tende ad essere meno attenti e più indulgenti che nella popolazione adulta. Invece, i cambiamenti fisiologici legati all’età, così come le condizioni mediche e di salute mentale concomitanti, rendono questa fascia di popolazione particolarmente vulnerabile alle conseguenze negative dell’alcol. Il personale sanitario, da parte sua, non appare essere stato formato adeguatamente per questa fascia di età e soprattutto spesso non è in grado di organizzare piani di intervento personalizzati. Sensibilizzare la famiglia, per quegli anziani che hanno la fortuna di poterne usufruire, ma soprattutto preparare il personale delle case di riposo diviene un imperativo che non può più essere considerato di secondaria importanza. Alcol e benzodiazepine nel giovane spesso sono assunti come sostanze secondarie, quando la sostanza primaria non è disponibile, ma negli anziani non di rado l’assunzione di queste sostanze è dettata da necessità somatiche, come l’insonnia, o da necessità di adattamento sociale, come risposta alla solitudine, e prodromo, talvolta, di una dipendenza affettiva verso persone a volte inconsapevoli di provocarla, a volte intenzionate a provocarla per averne un vantaggio personale. La dipendenza affettiva, l’alcol e le benzodiazepine possono costituire un mix esplosivo, sia per chi ha già affrontato una vita di problematiche legate alle dipendenze, sia per chi scopre questo tipo di dipendenza in età avanzata. Il cibo come droga condiziona l’obesità dei giovani, ma comincia a farsi strada anche nella popolazione più anziana. Forse gli anziani non apprezzano più i cibi palatabili come nell’età giovanile, per una diminuzione della capacità edonica, ma l’aumento smodato dell’assunzione di cibo può, comunque frenare i sintomi dovuti all’isolamento sociale a cui spesso gli anziani vanno comunque incontro. Con l’uso di cannabinoidi alcuni anziani cercano di chiudere i conti con la diminuzione del reward e l’isolamento sociale, ma anche qui l’uso di una sostanza entattogena non è più entattogeno ma affrontato in solitudine. L’addiction medicine ha permesso a molti giovani tossicodipendenti di sopravvivere, e pertanto una parte degli anziani tossicodipendenti non sono altro che sopravvissuti a una malattia cronica e recidivante curata efficacemente con “piccoli” reliquati che si integrano con la terza età, oppure curata male, smorzata, ma non sconfitta, che può cambiare pelle con l’età. Però, in questa società del benessere e dell’offerta inutile e dannosa di sostanze pericolose, vi può essere ancora un ingresso tardivo nella dipendenza, in sostanze ritenute più leggere e in comportamenti di dipendenza affettiva quasi parafisiologica. Certo è che quando i tossicomani non superavano i 60 anni di vita la problematica era molto minore, ma a questo punto della storia, la faccia oscura della dipendenza nella terza età non può più essere sottovaluta. Forse, seguendo l’esempio americano, anche in Italia è l’ora di passare, per i tossicomani, dal Medicaid (destinato a persone e famiglie in condizioni di indigenza e povertà) al Medicare (cittadini con più di 65 anni e portatori di handicap e disabilità.
Icro Maremmani
Icro Maremmani